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CENNI STORICI

Il comune di Lozzolo, situato su di un colle a mezzodì di Vercelli ed a levante di Gattianara, da cui dista circa 4 km, si chiamava anticamente Loceno.La condizione del territorio indica chiaramente l'etimologia di Loceno, da Lucus, selva.Tra il 1242 e il 1243, a seguito della Costituzione del Borgo di Gattinara, non volendone farne parte, un gruppo di lozzolesi si fortificarono nel luogo detto ora Castello al di sopra dell'attuale Chiesa Parrocchiale, altri a Mezzano che era un villaggio situato tra Lozzolo e Gattinara, nel luogo ove si uniscono i due confluenti Marchiazza e Marchiazzola; altri ancora a Locenello(ora tale località viene chiamata "incinei o ucinei")dove esistono ancora alcuni ruderi.

La più antica memoria di Lozzolo si riscontra nel Diploma dell'Imperatore Ottone III dell’anno1000.

Primi signori di Lozzolo, per investitura del Vescovo di Vercelli, furono i Sonomonte.

Nel 1302 Bonifacio di Sonomonte vendeva a Simone di Collobiano, tutto il Castello di Lozzolo.

Collobiano era un illustre guerriero, apparteneva alla famiglia degli Avogadro. Il discendente del Collobiano, Troilo Avogadro, vendeva circa la metà del Feudo a Filiberto Ferrero marchese di Monferrato. Dopo varie generazioni il Feudo passò, nel 1652, nelle mani del conte Luigi Tornielli.

I Barbavara

Nel primo ventennio del 1400 Lozzolo, Gattinara e molti altri paesi Valsesiani furono infeudati ai Barbavara.

La famiglia dei Barbavara era nobile antica e rispettata. Nel luglio del 1402 Francesco Barbavara veniva investito del feudo di quasi tutta la Valsesia dal duca Gian Galeazzo Visconti.

La storia afferma che questo governatore fu saggio e giusto.

Morto Francesco nel 1413, successe il fratello Manfredo. Quest’ultimo lasciò una triste fama di sé tanto da macchiare quella del suo nobile casato; furono le sue pretese contrarie ad ogni diritto e per le sue barbarie e crudeltà a creare un forte risentimento tra i popolani.

Alcuni di questi gesti, degni di un piccolo Nerone, si narrano ancora oggi a Lozzolo.

Un giorno, come molti altri, i "Bravi" del Barbavara facevano il loro giro di ronda tra gli umili tuguri degli abitanti per vedere se trovavano qualche cosa da arraffare.

Uno di essi, dilatando le grosse narici, sente giungere il profumo delizioso di un buon "bollito", un pezzo di carne allora lusso riservato ai signorotti.

Senza il minimo avviso dà uno spintone alla porta d’ingresso ed entra.

Sguaina la sua spada e, alzandola, intima ai presenti di non muoversi e di consegnare subito la carne.

I presenti, giovanotti del casato del "Prett", però non erano di questo avviso. Guardandosi negli occhi, stufi delle continue angherie a cui erano sottoposti, si avventarono sullo sgherro, lo afferrarono con le mani dure come tenaglie e lo immobilizzarono.

Uno di essi disse: "ora diamogli del brodo…e quanto ne vuole!". Lo strinsero per le mandibole e con un mestolone gli cacciarono giù per la gola del brodo bollente. Finita la lezione , lo spedirono dal padrone dicendogli: "e adesso torna dal tuo signore e digli che se vuole ce n’è anche per lui". Tra grida e urli di dolore, il sicario se ne tornò dal padrone e gli raccontò l’accaduto. Temendo il peggio, cioè una rivolta, il piccolo Nerone fece finta che non fosse accaduto nulla. E per questa volta furono gli umili del villaggio a ridersela del padrone e dei suoi sgherri.

Il Castello è ora posseduto da estranei alle famiglie che possedevano il Feudo.

La Chiesa Parrocchiale che si trovava all’interno del Castello, fu ricostruita nel 1756, ed è dedicata a San Giorgio, santo patrono di Lozzolo.

PERSONAGGI STORICI

Vittorio Avondo

Vittorio Avondo nacque a Torino il 10 agosto 1836 da Carlo e Giuseppina Isnarai figlia del celebre chirurgo. Suo padre, originario di Lozzolo, era avvocato e aveva acquistato la cartiera ed il castello. Vittorio frequentò le scuole a Vercelli fino al ginnasio, destinato a studi giuridici ma a16 anni decise di dedicarsi alla pittura perché non amava il latino.

La famiglia si trasferì in Toscana dove la madre morì appena trentenne.

Quindi padre e figlio partirono per la Svizzera dove Vittorio iniziò il suo alunnato presso il pittore paesaggista Calame.

Nel 1857 si trasferì a Roma dove cominciò ad esporre i suoi quadri che non vennero apprezzati perché considerati troppo audaci avendo abbandonato Calame per passare al modo di Corot un pittore francese.

Nel 1860 ebbe termine la residenza romana di Avondo che tornò a Torino dove, pur continuando a dedicarsi alla pittura, iniziò una serie di attività parallele come consulente comunale del Comune di Torino direttore del Museo Civico.

Operò anche a Firenze per il Museo del Bargello ed alla Accademia Albertina.

Nell’estate del 1866 Avondo si trasferì al castello di Lozzolo ed ebbe sempre per il paese grande affetto. Lo dimostrano le elargizioni al Comune ed alla Parrocchia e il dono della statua lignea del Gesù Cristo Morto e del dipinto di San Giulio presenti in chiesa Parrocchiale.

Negli ultimi anni Avondo venne colpito da malori agli occhi ed alle gambe cosa che rallentò fortemente l’attività pittorica. Morì a Torino nella casa di Via Napione il 14 dicembre 1910.

 

 
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